Una nuova dinamica al servizio di un antico ideale

Le sentinelle avanzate dell’italianitá nel Perú, i primi emigranti, hanno dato una tónica alia vita económica peruviana a base di sforzi e iniziative individuali, accrescendo il loro prestigio con il senso di umanitá, generosi- tá e altruismo, cioé con le virtú pecu¬liar! della nostra razza. In armonía con la mentalitá e le necessitá dei tempi che trovano la lo¬ro conclusione col termine dell’ultimo conflitto mondiale, gli italiani del Pe¬rú, i loro figli e i loro discendenti non hanno mai costituito in realtá una “Collettivitá” nel senso stretto della parola.

Troppo intenso é iníatti il lé-game che sempre ci ha uniti al Paese che generosamente ci espita, troppo facile é sempre stato per i figli d’Ita- lia armonizzare il dolce ricordo della patria lontana con l’affetto sincero, tenace e costante per la nobile térra che ci ha accolti con fraterna amici- zia. Anche il piú distratto fra gli os- servatori ha potuto, COSÍ, fácilmente comprendere le ragioni per le quali il termine di “Collettivitá” o “Colonia” —nel senso di un ente nostálgicamen¬te difensivo in un ambiente estraneo— mal si adatta agli Italiani del Perú.

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Le Istituzioni italiane, coscienti di questa felice realtá, hanno svolto e svolgono tuttora —alcune di esse da circa un secolo —la loro importante missione di fratellanza italo-peruvia- na. L’eroico sacrificio dei pompieri immolatisi nella difesa di Lima, l’illu- minata opera di cultura svolta dal Collegio Raimondi, gli allori interna- zionali conquistati per il Perú dalle imbarcazioni della ‘Cannottieri”, l’atti- vitá senza pari del “Circolo Sportivo”, ¡’importante presenza dell’Ospedale Italiano nel campo medico e assisten- ziale, l’orgoglio con cui il “Club Ita¬liano” annovera nell’albo d’oro dei suoi soci e dirigenti vari Presidenti della Republica del Perú, non sono se non alcuni esempi dei motivi per i quali le nostre istituzioni godono — ed hanno sempre goduto— del presti¬gio e della stima di tutto il Paese. D’altro canto, una dinámica rinno- vata si viene imponendo nel mondo in questi ultimi anni; e L’Italia, co¬me nel passato, non é estranea a questa nuova e nobile espressione delle relazioni umane. Sepelliti i lo¬ro morti, risanate le immani ferite di una guerra dolorosa, gli italiani si sono di nuovo posti al passo con 2 le nazioni piú civili nell’arduo com¬pito di stabilire contatti piú stretti, piú concreti con i fratelli d’oltre océano. Oggi Vitalia sta apportando al Paese che ci ospita un nuovo con¬tributo che é un’ emanazione del per- fezionamiento técnico, campo nel qua- le ha raggiunto in due decenni un li- vello prominente nel mondo, dopo aver ricuperato un forte ritardo do- vuto a ragioni che non é il momento di approfondire. Complessi imprenditori italiani, affiancandosi Enti peruviani, finan- ziano, progettano ed eseguiscono ope¬re di rilievo internazionale, destina- te a creare le premesse per una ne- cessaria, profonda trasformazione del Paese; macchinari di ogni tipo inseriti nei diversi cicli produttivi aiutano gl’impresari peruviani nello sforzo ineludible dell’industrializzazione des- tinata a controbilanciare —senza scosse sociali— l’esplosione demográ¬fica, canálizzandone le energie verso la costruzione di un Perú piú sano e piú felice. Questa confortante realtá ha por¬tato in Perú una nuova generazione di professionisti, tecnici e operai spe- cializzati che hanno sí trovato —ingran parte— un buon ambiente di lavoro ma anche profondi problemi di am- bientamento per loro e per le loro famiglie: la Collettivitá giá radicata, non ha potuto, nonostante la buona volontá, risolvere questi problemi pra- tici, cosí come non ha potuto soddis- fare certi aneli spirituali latenti. Si é paríate di “isolamento”, di “frattura” fra gl’Italiani nuovi arrivati e gli altri che in Perú erano radicati da tempo o che vi erano nati: fortunatamen- te un’analisi approfondita del fenóme¬no rivela che la realtá non é cosí amara, giacché i contrasti sono solo in superficie e spiegabili con la di- versitá del genere di vita affrontata negli ultimi anni in due continenti diversi. Scrostando questa corteccia superficiale si scopre un’anima comu- ne, quella “vis itálica” che in tanti secoli ha profuso in tutto il mondo tesori di opere eterne. Queste nuove generazioni desidera- no continuare Topera svolta dai loro predecessori, desiderano assicurare alia nostra collettivitá una dinámica nuova: é esattamente questo, sola¬mente questo che vuole l’“Associazione degli Italiani del Perú”. L’Ambasciatore Baistrocchi, poco prima di terminare la sua missione nel Paese, ha fatto suo questo de- siderio che gli giungeva da ogni parte e dopo lunghi mesi di lavoro, di riu- nioni, di scambi di idee, un gruppo di connazionali ha preparato una bozza di Statuti per la nuova Associazione. Fra i 14 membri dell’apposita com- missione—designata all”unanimitá nel corso di una riunione convocata dall’ Ambasciatore Baistrocchi ed alia qua- le parteciparono gran parte dei diri¬genti delle Istituzioni— figuravano di¬versi membri dei Consigli Direttivi delle Istituzioni stesse, primo fra tutti il Presidente del Comitato che le rap- presentava ufficialmente. Completava- no il gruppo dirigenti di Ditte italiane, professionisti, banchieri, funzionari e commercianti. Li animava un solo de- siderio: dar vita a un ente che coor- dini ed armonizzi tutti i settori di attivitá italiane del Perú: il sentiré delle Istituzioni, i desideri delle Ditte industriali e commerciali italiane e degli individui, cioé dei connazionali tutti. Gli Statuti preparati dalla commis- sione furono sottomessi alTopinione dei Presidenti delle Istituzioni in una riunione indetta dalTAmbasciatore nei locali dell’Ambasciata e approvati da un’Assemblea convocata nel Collegio “Raimondi” ed alia quale fu invitata tutta la Collettivitá. Un’altra Assemblea, convocata il 27 di Ottobre e sempre presieduta dall’ Ambasciatore Baistrocchi, elesse un Consiglio Direttivo provvisorio, cui é stato affidato il compito di daré vita legale all’Associazione, organizzarne il funzionamento, incrementare il nume¬ro di soci e sbozzare un programma di lavoro da sottoporre all’Asamblea che, al termine di tre mesi, eleggerá il Consiglio Direttivo previsto per res¬tare in carica due anni. Si é lavorato, ma il piú é ancora da fare. I membri dell’Associazione aumen- tano di giorno in giorno e la nostra speranza é di raggiungere al piú pres¬to un numero che assicuri una base solida necessaria per raggiungere quanto prima risultati fecondi. Mol ti Italiani, figli e discendenti— in molti casi per ragioni indipenden- ti dalla loro volontá— non hanno par- tecipato al travaglio che ha portato alia fondazione del nostro Ente. Per essi riassumiamo piu concreta¬mente gli scopi specifici dello stesso, interpretando la fredda ossatura costi- tuita dagli articoli degli Statuti.

L’Associazione, contando con la en-tusiasta e decisa collaborazione dei suoi membri, vuole costituire un or¬ganismo moderno, colléttivo, ma vi- tale e funzionante tendente a:
I— ARRIVARE A TUTTI GL’ITALIA- NI, DISCENDENTI D’ITALIANI —DI OGNI CONDIZIONE—, AS- SECONDANDOLI NELLE LORO ATTIVITÁ PERSONALI, PRO- FESSIONALI ED ISTITUZIONA- LI, COORDINANDO ARMONIO-SAMENTE LTMPORTANTE VO- CE NOSTRA NEL PERU.
IN CHE FORMA?
a) Creando una Camera di Com- mercio Italo-Peruviana.
b) Offrendo Assistenza legale ai nuovi arrivati e agli Italiani bisognosi.
c) Creando un centro informati¬vo sulle possibilitá di lavoro, canalizzando le richieste di Ditte con interessi italiani.
d) Aiutando le Istituzioni a ri- solvere problemi inerenti alie loro attivitá, su loro richiesta.
e) Promuovendo l’attivitá socia- le.
f) Assitendo i bisognosi con cri- teri modemi, per esempio creando un dispensario con annessa Assistenza Sociale.
g) Creando Borse di studio per Italiani e discendenti con scarsi mezzi.
II— CONCRETARE INIZIATIVE — OLTRE A QUELLE ESISTENTI — CHE DIMOSTRINO LA NOS¬TRA RICONOSCENZA AL PAE- SE CHE CI OSPITA.
IN CHE FORMA?
a) Assistendo i bisognosi in di verse forme, per esempio creando un Centro Assisten- ziale in una zona marginale.
b) Procurando Borse di studio in Italia ai Peruviani merite- voli.
III— MANTENERE VIVI I LEGAMI AFFETTIVI E CULTURALI CON LA PATRIA.
IN CHE FORMA?
a) Mettendo a disposizione degli associati libri, riviste, giorna- li che mantengan© aggiornati sulla vita cultúrale italiana.
b) Diffondendo il libro e Parte italiana organizzando mostré e conferenze.
c) Diffondendo lo spettacolo ita¬liano.
L’Organo d’informazione —altro ob- biettivo— vuol essere il veicolo attra- verso il quale si mantiene il contatto con la Collettivitá, informando:
Sule attivitá dell’Associazione e del suo Consiglio Direttivo;
Sulle attivitá delle singóle Istitu- zioni;
Sulla vita passata e attuale degli Italiani del Perú e delle loro Ditte.
Altra meta dell’Associazione si ri- collega a una vecchia aspirazioni — mai soddisfatta— di tanti illustri ita¬liani del Perú: la CASA D’ITALIA!
Siamo convinti che la forza econó¬mica della nostra Collettivitá, unita alia fede di quelli che meno possono renderá possibile questa realizzazio- ne, che faciliterebbe grandemente il raggiungimento delle mete abbozzate anteriormente.
Questi sono alcuni degli obbiettivi pratici che oggi ci proponiamo di sod- disfare; non dimentichiamo pero che lo scopo principale del nostro ente é quello di raccogliere la fiaccola glo¬riosa lasciataci da coloro che ci han- no preceduti, onde far fronte alia sfi- da senza pari che il destino ha riser- vato alie nostre generazioni, impe- gnate in una lotta fatta di tenacia e di lavoro, fermo sempre nel proposi¬to di fondere il nostro amore per la

Commiato del Comitato Italiano
II Presidente del “Comitato Italiano”, Gr. Uff. Totó Giurato pose in rilievo di primo piano come la presenza di S. E. l’Ambascia- tore d’Italia suggellava e dava un carattere di raggiunta piena concor¬dia nella realizzazione del vastissimo programma di rin vigor i mentó della Collettivitá, che il “Comitato Italiano” ha sempre patrocínalo e auspicato, perché il nuovo organismo “Associazione Italiani del Perú”, che tutti gl’Italiani abbracciano con entusiasmo, possa seguiré e potenziare nuovi progjrammi di attivitá sempre piú imperativi, ai finí di daré alia Collettivitá efficienza e dinamismo adeguati alie sue tradizioni e alie necessitá di oggi, col consenso unánime e la collabo- razione effettiva di tutti, “Istituzioni e Connaz’onali”. Rievocando le figure di pr.’missimo ordine, onore e vanto della nostra gloriosa Col¬lettivitá, come quella di Antonio Raimondi, primo presidente del “Comitato Italiano”, e di Dall’Orso, Piaggio, Nosiglia, e negli anni piú recente quelle di Gino Sa’occhi, Pietro Vaccari ed Ernesto Sboto, l’ora- tore affermó che le loro opere rimangono indelebili e testificano la stima ed il prestig’o, anch’essi incancellabili, che gl’Italiani godono nella considerazione dell’osp’talissimo Paese. Con ardore poético il Gr. Uff. Totó Giurato, offrendo la fiaccola ardente di feconda e patriottica at¬tivitá, sempre svolta dal “Comitato Italiano”, al Presidente della “Associazione Italiani del Perú”, Dott. Gianfranco Salocchi, affermó la certezza ch’essa continuerá a brillare di fulgida luce e sará fonte di alte ispirazioni: infatti, la presenza di S. E. l’Ambasc’atore d’Italia ira i due rappresentanti, non tra i “vecchi ed i nuovi”, ma tra chi con lo stesso ardore amano l’Italia, suggellava il sentí mentó di tutti, as- sicurando la piena collaborazione, perché il nome deglTtaliani del Perú continui ad essere sempre piú stimato. L’oratore concluse ricordando !’ Ambasciatore d’Italia S. E. Ettore Baistrocchi, alia cui magnifica opera di collaborazione, consiglio e tenacia, il “Comitato Italiano” e la “Assoc’azione Italiani del Perú” dovevano la gioia di assistere al battesimo ifficiale del nuovo organismo, e la sua proposta d’inviargli un saluto cablegrafico fu súbito accolta da un coro di forte applauso.

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